Francesco Somaini: tracce nel parco

A pochi chilometri da Trento, presso il Castello di Pergine, dal 15 aprile al 5 novembre 2000 è allestita la mostra Francesco Somaini, traccia e matrice. Sculture 1958-2000. Un evento da non perdere per chi ama la scultura, e non solo. Un’atmosfera medioevale avvolge nel verde le opere di questo scultore di fama nazionale. “…Un artista dotato d’incredibile visionarietà e di modernissima capacità tecnica.”, scrive di lui Franco Batacchi. Lo stesso Franco Batacchi insieme ai responsabili del castello, ha curato con estrema sagacia la mostra e il catalogo. Francesco Somaini, artista lombardo, nato nel 1926, è uno dei massimi esponenti della scultura italiana del Novecento. Quaranta sono le opere esposte nel parco esterno. Inoltre nel giardino interno e nelle sale del Castello si può vedere la documentazione della straordinaria attività di questo lungimirante artista-scultore.
Un’ opera quella di Somaini che sconcerta. Grandi sono le dimensioni delle sue sculture. Cerca di rappresentare una ricerca intellettuale. Traccia e matrice sono gli strumenti che usa per scavare nell’intelletto umano e nella sapienza dell’uomo. Un’intellettuale o un ricercatore? Come lo si può definire? Le sue opere rispondono a questo ultimatum. Chiari sono gli intenti e le strade intraprese da Somaini. L’arcaico, l’antropomorfo, il primitivo, sono tutte direzioni che ha scandagliato e trovato nella materia diventata scultura, arte. Sono “solo” accenni curati e incisi nella materia in lastre di pietra o di bronzo che fanno pensare alla storia umana, al filantropico presente. Aspetti naturali dunque, che sembrano appartenere al Castello, al passato. Frammenti persi, ritrovati e lasciati lì, sondanti dalla natura stessa.

Tracce che parlano, matrici che dicono il come – per raggiungere l’ignoto – scoperto, in questo caso, dallo stesso autore. Si può definire un percorso di vita creato, quello al Castello di Pergine. Ottimi si possono definire i passaggi correnti che hanno portato Somaini a oggi, al presente. Sculture che appartengono al Novecento, ma che per inciso appartengono al divenire, al Duemila. Un artista che ha capito come il passato può essere corrente, come la comunicazione visiva può appartenere al decorso del presente, al futuro dell’essere. Tracce di umane figure, di “costole” conformi alla natura umana. Ci si perde dentro le sculture dell’artista. È bello e piacevole perdersi, ma stiamo attenti nel rincasare dalle anime assenti di Somaini, usando come metafora la chiave assente delle sue matrici.

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